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Leggete e moltiplicatevi - LASTAMPA.it
18/2/2010 (8:35) - CASO
Leggete e moltiplicatevi
Solo il 38% degli italiani legge almeno un libro l'anno
Le strategie di Gian Arturo Ferrari per portare i lettori in Italia dal 38 al 50 per cento della popolazione
RAFFAELLO MASCI
ROMA
«Il verbo leggere non sopporta l’imperativo» dice Daniel Pennac in Come un romanzo, il suo celebre libro dedicato alla lettura. Non sopporterebbe l’imperativo - secondo lo scrittore francese - come tutti i verbi che esprimono un moto dello spirito: amare, godere, desiderare eccetera. E invece cosa è successo? Che il libro ci è stato sempre propinato nelle patrie scuole, come la medicina di Pinocchio: «È amara ma fa bene». Da qui la diffidenza con cui accogliamo tutte le campagne per la promozione della lettura, comunque orchestrate. Ieri mattina nella splendida biblioteca Casanatense, nel cuore di Roma, la musica era, però, di tutt’altro tenore, perché la lettura è stata presa dal verso indicato da Pennac: quello di far nascere la voglia.

Un parterre di ministri - Sandro Bondi, Giorgia Meloni, Mariastella Gelmini in prémaman, il sottosegretario alla presidenza Paolo Bonaiuti - hanno illustrato l’avvio di quella «macchina da guerra» che dovrebbe essere il Centro per il libro e la lettura, affidato alla direzione di un mago del settore: Gian Arturo Ferrari, ex numero uno di Mondadori, il quale, in tre anni, vuole mettere in piedi sette progetti affinché - entro 2020 - possa lievitare del 20% la massa dei lettori italiani.

La diagnosi della situazione è sconfortante: in Inghilterra i lettori sono il 63% degli over 14, in Germania il 60%, in Francia e Spagna il 48% e 47% rispettivamente, da noi appena il 38%. Il resto vede la tv, e basta.

Poi, all’interno di questo 38% c’è di tutto: un’élite dello 0,4% (50 mila persone) che legge oltre 20 libri l’anno, un corpaccione del 30% (15 milioni di persone) che legge dai 2 ai 5 libri e una interessante squadra di lettori abituali pari all’8% (4 milioni) che leggono una dozzina di testi l’anno. Ora - ha detto Gian Arturo Ferrari - l’obiettivo è quello di portare i lettori abituali dall’8 al 10% (da 4 a 5 milioni) e il corpo dei lettori complessivo dal 38% al 50%.

E se l’obiettivo è ambizioso, la strategia è conseguente, al punto che Ferrari ha messo in piedi ben sette programmi, di cui i primi tre assai incalzanti. Il primo è quello di costituire un laboratorio sperimentale su un campione di ragazzi in età scolare di tre province di Nord, Centro e Sud, per valutare poi l’applicabilità dell’esperienza a livello nazionale. Il secondo programma prevede la possibilità per gli editori (ma anche per i privati) di fare una grande semina, diffondendo libri di qualità nelle realtà più svantaggiate: ospedali, ospizi, piccole scuole, biblioteche di paesini, per fare della lettura una sorta di «cura della solitudine fisica, sociale, spirituale» e renderla, per questo, un bene «apprezzabile socialmente». Il terzo programma prevede l’istituzione per il 23 maggio di una giornata in cui «tutti saranno invitati a regalare un libro a coloro cui si vuole bene».

A fianco a queste iniziative di forte impatto sociale, ce ne saranno altre più culturali ed economiche: «un appuntamento annuale di studio e confronto internazionale» da tenersi a Torino e, in prospettiva, nel Castello di Moncalieri. Oppure l’istituzione di «un’unica autorevole fonte di dati sul mondo dei libri» e, infine, un pacchetto di provvedimenti legislativi e fiscali. A provvedere a tutto questo sarà un finanziamento di 6 milioni di euro l’anno: «Tre dal ministero dei Beni culturali - ha spiegato Ferrari - e tre ce li procureremo da soli», grazie anche all’apporto dell’Aie, l’associazione degli editori presieduta da Marco Polillo.

Tutti contenti, dunque? Pare di no. Dove avrà sede il Centro? A Roma, nel palazzo di San Michele a Ripa. E il «pensatoio»? A Torino. E l’ufficio di coordinamento? A Milano. Qualche editore del Sud ha storto il naso: quaggiù niente?
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